Colore, bianco e nero, o ...
Come ho già fatto in altre occasioni, anche questa volta, vorrei parlarvi del colore e del bianco e nero. Ma, con un approccio diverso e un punto di vista insolito.
Non esiste alcun dilemma fra una foto a colori o in bianco e nero. E’ nelle cose.
Al di la delle scelte professionali, spesso quasi obbligate, per il resto si tratta di gusto personale. Puro e semplice. Non si può dire è meglio così, oppure cosà.
Dopotutto, la fotografia è, essenzialmente, un linguaggio.
Un modo, come tanti altri, di esprimersi. Come tale, segue le regole di tutti i linguaggi.
Raccontare, raccontarsi, speculare, interrogare, ecc…
Senza doversi preoccupare di piacere a chicchessia.
Per questo motivo, vale la pena annoverare fra queste opzioni, anche quella di una via intermedia. O, di infinite vie intermedie. Calibrata a gusto e piacere di ognuno, fra le mille opportunità che la fantasia e la tecnologia ci permettono di sperimentare e realizzare.
La professione
Io, ad esempio, come ho, sin da subito, privilegiato il colore, e nello specifico, la diapositiva a colori, anche perchè, il primo contatto con la camera oscura non è stato proprio dei più entusiasmanti.
Questo, inconsapevolmente, mi è stato utile anche per la professione.
Conoscere il colore e renderlo al meglio, anche relativamente alle esigenze estetiche e commerciali dei miei clienti, era diventato un mio punto di forza.
In tutta la filiera produttiva. Compresa anche la fase di stampa offset.
Però
Però, c’è sempre un però, il bianco e nero e il non colore, mi hanno sempre affascinato.
Non a caso, già ai tempi della pellicola, avevo seguito l’onda dei viraggi chimici, fatti da alcuni laboratori, per dare un tono, un tocco di personalità alle mie foto.
Che anche per questo, erano maggiormente riconoscibili e riconducibili a me e al mio modo di scattare. Come un marchio di fabbrica.
Oramai, con il digitale, queste opportunità sono facilmente a portata di tutti e di tutte le fantasie e le sperimentazioni.
Di tanto in tanto, mi cimento anch’io. Con il desiderio di trovare quel tono particolare, quell’atmosfera che richiami, in modo possibilmente esclusivo, alla mia espressività.
Un ricordo
Ho provato a farlo sia con il colore che con il bianco e nero.
Alla ricerca di un risultato il più possibile personale e distinguibile.
Nel farlo mi sono lasciato ispirare, spesso, dal mondo del cinema.
Che, per sua natura, è fortemente in anticipo, sugli altri media.
E, innovativo, anche per le scelte cromatiche.
Non foss’altro che per le innumerevoli diverse atmosfere che racconta.
L’incontro recente, con una modella di origini somale, mi ha fatto ritornare alla mente il titolo di un film degli anni ’70 che faceva riferimento al colore della pelle dell’attrice, talmente particolare, brillante e insolito, da sembrare appartenere ad un’altro mondo.
L’ho utilizzato come pretesto per nuovi esperimenti cromatici.
Più un esercizio di stile, che altro.
La sfera
Ma, come spesso dico, c’è sempre un’altra possibile strada per raccontare quello che si ha in mente. Ogni linguaggio, così come quello fotografico, non è paragonabile ad una moneta.
Non ha due sole facce. Non c’è solo il colore e il bianco e nero.
Vale la pena, piuttosto, pensare al linguaggio come ad una sfera.
Dove, ogni punto, vicino o lontano ad un’altro, è indistinguibile da tutti gli altri.
E, qualunque punto, ha la stessa potenzialità nel raccontare il proprio mondo con la stessa forza espressiva ed evocativa di tutti gli altri punti.
Quindi, ben venga una via intermedia.
E, voi, cosa ne pensate?


















