Come una nuvola

Il Bianco

Per il mio primo lavoro su commissione ho avuto una grande opportunità. Una occasione prestigiosa, sopratutto per la notorietà e la fama internazionale dello stilista. Ma anche un lavoro pieno di insidie tecniche per la tipologia dei tessuti e la ricchezza degli abiti che avrei, di li a poco, fotografato. Si trattava di abiti di Alta Moda.

Dopo alcuni minuti di euforia, e quasi ebbrezza, mi è subito stato chiaro che avrei dovuto dare fondo a tutte le mie conoscenze tecniche e anche a un pizzico di improvvisazione e … genialità … per riuscire a dare a questi abiti il giusto e meritato valore anche nelle foto. Erano abiti bellissimi, elegantissimi e dai tessuti sfavillanti e lussuosi perché fatti di pregiatissima seta. Ed è qui che si è giocata la partita più difficoltosa. Anche perché, la maggior parte degli abiti avrebbero dovuto essere fotografati su fondo bianco. Ma, non un bianco qualunque.

Etereo come le nuvole

Bianco su Bianco

Bisognava trasmettere eleganza, leggerezza, etereità. 

Tutti concetti legati al tipo di abito, al significato e al valore che quegli abiti avevano per chi poteva acquistarli e indossarli. Dovevano rispondere alle aspettative tecniche ed estetiche dello stilista che li aveva pensati, disegnati e realizzati per manifestare, tramite loro, il concetto di icona, simbolo. Uno stile moderno che affonda le sue radici nella più nobile arte della pittura e scultura greca. Il bianco, quindi, doveva esserci ma non doveva farsi sentire. Doveva avere la leggerezza di una nuvola per avvolgere senza soluzione di continuità questi abiti e le figure (modelle) che li indossavano, ma, al tempo stesso, doveva circondare di mistero e fascino tutto ciò che non era abito. Come se, abiti e modelle, fossero sospesi nel vuoto.

Tecnicamente, questo tipo di sfondo va sotto il nome di bianco ottico, attraverso il quale, bisognava realizzare il cosiddetto “bianco su bianco”. 

Il bianco, cioè, che non prevede, se non marginalmente, ombre sul fondale, relative al soggetto fotografato. Ma, che, al tempo stesso, mantiene evidenti i dettagli dell’abito stesso. Rifuggendo contemporaneamente da strani rimbalzi di luce, che ritornano sull’abito, o perfino in macchina, rovinando implacabilmente l’atmosfera surreale che si cerca di creare.

Precisione

La Tecnica

Non è semplicissimo da fare, ma nemmeno così complicato. Bisogna saperlo fare, e, per questo, serve pazienza e molta precisione. Ma anche tanta luce e tanti accessori.

Certamente, se potessimo avere a disposizione uno studio di grandi dimensioni e un parco luci e accessori senza restrizioni economiche, il compito sarebbe molto facilitato. Una condizione ideale. Purtroppo non disponibile per tutti, per tutte le occasioni e, per tutte le tasche. Come potete ben immaginare, non era il mio caso. Ero agli inizi della carriera, con pochissima attrezzatura e senza uno studio di proprietà.

Perciò, quello che mi serviva era mettere a frutto tutte le conoscenze tecniche accumulate fino a quel momento. Dovevo contemporaneamente ottimizzare gli spazi di lavoro e le attrezzature di cui disponevo, unitamente al necessario riscontro estetico che prevedeva un risultato fatto di dettagli per l’abito e di sfumature per il fondale.

Esposimetro

Lo Scatto

E, a differenza di quello che è disponibile oggi, non era previsto alcun tipo di post produzione digitale. Se non qualche leggerissima modifica, laddove possibile, in fase di stampa. Quindi, le immagini, che erano realizzate in pellicola, avrebbero dovuto essere buone già nello scatto. Eventuali errori o inconvenienti significavano l’eliminazione automatica di quelle foto. Non c’era la possibilità di … ”aggiustarle” … Andavano rifatte.

In questa fase, mi ha aiutato moltissimo l’uso quasi maniacale dell’esposimetro. Controllavo e ricontrollavo continuamente la quantità di luce che cadeva in ogni parte del set. Prendevo appunti, facevo calcoli e medie. In questo modo, il verdetto finale con la Polaroid diventava più un esercizio di stile, che una vera e propria necessità.

Una Scelta Creativa

Il Risultato Finale

Al di la degli aspetti squisitamente tecnici, l’approccio più utile è stato quello di pensare bene al risultato finale da ottenere. Mutuato con lo spazio e le luci che avevo a disposizione. Non potevo dare nulla per scontato. Anzi. Metodo e disciplina, per la parte tecnica e tanta immaginazione e fantasia per la parte estetica, mi hanno aiutato a infondere emotività alle immagini realizzate. Sopratutto quando i mezzi tecnici a disposizione sono scarsi, allora, bisogna ingegnarsi per ottenere il risultato desiderato.

L’immagine finale non è mai un semplice compromesso. E’ sempre una scelta creativa.