La Comodità

Il File Digitale

Per chiunque scatti una foto, sia professionista che amatore o semplice appassionato, la fotografia digitale rende la vita molto più facile e comoda. E’ un fatto positivo, che, a volte, può anche ingenerare atteggiamenti che portano a svilire l’essenza stessa della fotografia.

Il primo e più subdolo è quello psicologico.

Quando il cervello si accomoda, solitamente tende ad abbassare anche la soglia di qualità percepita e quindi richiesta o ricercata per una qualunque attività. Dall’avvento della fotografia digitale, ormai, molti se-dicenti fotografi, non si preoccupano più della qualità di quello che fotografano. Scattano senza sapere o capire perché fanno quello che fanno. Quando si scatta una foto, si ottiene un file digitale. Istintivamente, si dà un’occhio al monitor, di cui ci si fida ciecamente, per controllarne, in modo approssimativo, il risultato. Eventualmente, c’è sempre il computer per aggiustare o modificare quello che non va bene.

Ovviamente, non considero costoro dei fotografi, ma, semplici facitori di click.

L'attesa

La velocità

Questo atteggiamento, purtroppo, è comune a tutto il mondo digitale.

Ci fa perdere la capacità di distinguere fra un ausilio tecnologico importante per il nostro lavoro, la nostra passione e tende a farci affidare totalmente ad una macchina. Così, si perde anche quel minimo di coscienza critica utile per quello che si sta facendo. Alla fine, ne soffre immancabilmente il livello di attenzione alla qualità, che scivola sempre più verso il basso.

Si tende a dire: è digitale, va bene così e, casomai, posso sempre aggiustarlo dopo.

Ad esclusione del mondo professionale, infatti, da diversi anni ormai, la fruizione delle immagini scattate avviene principalmente tramite lo schermo di un qualunque dispositivo elettronico e per molti, quello che si vede a monitor è più che sufficiente. Ci si sente maggiormente appagati dalla immediata fruibilità e condivisibilità dell’immagine digitale appena scattata piuttosto che dalla sua qualità.

La fotografia analogica, invece, ad esclusione di quella polaroid, imponeva dei tempi di attesa. Bisognava aspettare i tempi di sviluppo e/o stampa prima di poter vedere il risultato. Nel frattempo, nessuno si deprimeva. Anzi, aumentavano emozioni ed aspettative.

Oggi, le immagini realizzate con ogni tipo di apparato digitale, vanno direttamente al computer e allo smartphone. Vengono viste, riviste, condivise, ricondivise, cancellate. E, sempre più spesso, vengono, anche accidentalmente e irrimediabilmente, perse per sempre.

Non ho nulla contro la tecnologia. Me ne servo a piene mani ogniqualvolta mi serva.

Ma, il suo uso, eccessivo e spesso inconsapevole, a volte può essere fuorviante.

L'emozione

La Stampa Fotografica

Un’altra differenza sostanziale fra la fotografia analogica e il mondo digitale è legata più ad un fatto emotivo che tecnico. Mi riferisco alle stampe fotografiche.

Prima del digitale, la quasi totalità del mio lavoro fotografico, nella fase iniziale, è stato realizzato su pellicola diapositiva. Ma, questa, ha sempre avuto come esito finale la stampa: per cataloghi, per riviste, per affissioni, per i book delle modelle, ecc… Da quando scatto esclusivamente in digitale, però, avverto in modo sempre più marcato il desiderio di avere e maneggiare qualche stampa dalle mie foto.

Anche solo per il puro piacere di sentire quell’immagine. Mi manca il contatto fisico.

Da più di 15 anni ormai, di tanto in tanto, faccio delle stampe di alcune delle mie foto digitali. Sia per me, che, come regalo per alcuni amici. La stampa fotografica è molto più coinvolgente rispetto ad una foto vista su un monitor. Ed è anche più appagante.

Non potendo fare  uno scroll, continuo, praticamente infinito, come su uno schermo digitale, la stampa ci obbliga ad una visione delle foto più lenta. Ci impone di imparare ad osservare, più che a guardare. Avere fra le mani una stampa fotografica dà maggiori soddisfazioni.

E’ anche per questo che, nonostante oggi il mio lavoro sia realizzato esclusivamente in digitale, ho gran piacere a stampare alcune mie foto per apprezzarle, anche fisicamente.

Il Progetto

Un Libro

Tutto ciò mi ha indotto a dare concretezza progettuale ad un’idea che mi balenava da diverso tempo. Quella cioè di stampare un libro tematico tratto dalle mie foto digitali.

La scelta è caduta su una serie di ritratti realizzati durante alcuni corsi di fotografia svolti negli ultimi anni. Una serie di foto, fatte d’impeto, agli allievi che si presentavano la prima sera per frequentare il corso. Un modo originale per dar loro il benvenuto. Empatico e creativo.

Fra le altre cose, avevo, infatti, lasciato a tutte quelle persone la facoltà di esprimere, istintivamente, lo stato d’animo che provavano in quel momento. Allegria, stanchezza, imbarazzo, timidezza, sorpresa, ecc… Quindi, l’archivio fotografico che ne è derivato, è pieno di incongruenze. Tecniche e stilistiche. E, poiché in fase di selezione, mi sono trovato di fronte ad un materiale, valido dal punto di vista espressivo, ma, grezzo, confuso e pasticciato, necessitava una scelta univoca. Soprattutto per i colori dell’abbigliamento e dei fondali.

Perciò, per dare maggiore uniformità ed omogeneità, ho virato tutte le foto in Bianco e Nero.

In questo modo, l’iniziale incongruenza cromatica è stata automaticamente azzerata.

Contemporaneamente per accentuare il concetto delle foto fatte al volo, ho indirizzato la post produzione verso le principali caratteristiche che ricordassero il concetto base di foto istantanea. Come le Polaroid. Così, l’aspetto generale ha acquistato maggiore credibilità.

Ancora alcune piccole rifiniture e poi darò il via alla stampa definitiva. Ci siamo. Quasi.

Non è previsto alcun tipo di commercializzazione. Anzi, il progetto è nato per pura e semplice soddisfazione personale e tutti coloro il cui ritratto sarà nella stesura finale del libro, potranno averne una copia in formato PDF.

Professionalmente, l’impegno profuso è stato notevole. Ma, mi sento ripagato come se avessi realizzato un sogno nel cassetto. In realtà, mi sono fatto un regalo da solo.

Per questo, nonostante il tempo dedicato, alcune difficoltà generali e qualche frustrazione iniziale, ad oggi, mi auguro che tutto questo possa diventare un nuovo capitolo della mia attività professionale. Anche solo per le piacevoli sensazioni, le forti emozioni, il grande entusiasmo e la soddisfazione che questa attività mi ha regalato già in corso d’opera.