Nuove Modelle

Le Modelle Curvy

Per generazioni, le modelle sono state percepite come persone magre, alte ed estremamente belle. Tuttavia, negli ultimi 10-15 anni, il concetto di bellezza è cambiato radicalmente. 

Il panorama delle aspiranti modelle-attrici si è arricchito della presenza delle modelle curvy.

Oggi, secondo diversi sondaggi, il 20% delle ragazze curvy desidera diventare una modella.

Essere una modella curvy non è solo una questione di aspetto fisico. Si tratta anche di autostima, benessere e affermazione della propria femminilità.

Le Modelle Curvy

Purtroppo, il mondo della moda ha ancora un forte bias nei confronti di questa tipologia di ragazze. Il che significa maggior fatica per farsi strada in questo settore.

Per questo vanno incoraggiate a credere in se stesse e a perseguire le proprie ambizioni.

Anche perchè, oltre alle possibilità lavorative che una modella curvy può avere, come ad esempio sfilare in passerella o apparire in campagne pubblicitarie, ci sono anche altri vantaggi, non secondari, che il mondo della moda e della pubblicità può generare.

A cominciare dall’autostima e dal benessere personale. Oltreché, la fiducia in se stesse e il senso di libertà e confidenza con il proprio corpo e con il resto del mondo.

In questo articolo, vedremo alcune implicazioni personali e professionali che questa attività comporta.

Dove saremo

Dove eravamo

Ieri, 90-60-90 era il numero magico relativo al canone di bellezza delle modelle. 

Oggi, per tutte coloro le cui misure non corrispondono precisamente a quelle, mitiche, delle colleghe che le hanno precedute, sono state coniate nuove parole.

Sia per semplificare il lavoro alle agenzie di modelle durante la ricerca e la selezione di nuovi talenti e aspiranti modelle-attrici, che, per aiutare il marketing a focalizzare l’attenzione su nuove aree merceologiche e, quindi, su nuove potenziali consumatrici.

Ed è così, che, parole come curvy, skinny, petite, inked, ecc… sono diventate di uso comune per descrivere nuovi soggetti che aspirano ad essere i nuovi protagonisti nel mondo della moda e della pubblicità.

Ancora Boudoir?

Si tratta di un ingranaggio che coinvolge, insieme ad altre categorie professionali,  anche le truccatrici, le stylist, i fotografi, ecc… per i quali, fioriscono nuove opportunità di lavoro.

Favorendo l’avvio di una nuova carriera professionale per nuove ragazze.

Questa novità, oltre all’aspetto lavorativo, influenza anche la sfera personale. Molte di queste ragazze, infatti, sono state oggetto, se non proprio vittime, di attività di bullismo per il loro aspetto considerato fuori dagli standard classici della pubblicità, moda, spettacolo.

Diventando icone di questo nuovo corso, anche l’autostima di queste ragazze ne giova. Un fatto che, già da solo, è importante. Inoltre, è un’arma molto efficace contro il bullismo.

Contribuendo ad evitare che altre ragazze possano cadere in balia del bullo di turno.

Anche perchè, la varietà di forme e dimensioni dei corpi, è un valore aggiunto.

Una rappresentazione della body positivity.

E, poiché queste persone si sentono a proprio agio con il proprio corpo indipendentemente dalla sua morfologia, lo stile di vita delle modelle curvy non è solo una scelta estetica, ma spesso riflette una più profonda fiducia nella propria autostima, favorendo, di conseguenza, anche una ventata di aria nuova nell’industria della moda.

Restituendo alla bellezza il concetto originale di differenza e non di omologazione.

Di unicità e non di serialità.

Orizzonti

Sono stato fortunato, sin dagli inizi della mia avventura professionale, a poter lavorare con modelle di tutte le misure. Comprese tutte coloro che rientravano nella categoria del conformato. Una nicchia all’interno del vasto panorama delle modelle.

Erano molto poche, a dire il vero. E, le ricordo tutte con affetto e simpatia.

Ho conosciuto la prima di loro durante un casting per abiti da sposa.

In quel periodo avevo molti clienti in quel settore.

Dagli stilisti di fama internazionale che realizzavano capi d’alta moda, essenziali, quasi filiformi, fino ad aziende specializzate nel produrre abiti per la taglia “conformato“.

Persone, cioè, le cui misure fisiche andavano molto al di la del famoso 90-60-90.

Per i casting, come da specifiche del cliente e per esigenze di vestibilità, alle agenzie chiedevo di mandarmi modelle alte, con seno abbondante e con misure ben oltre la taglia 46/48.

E’ stato durante uno di questi casting che ho incontrato questa ragazza.

Bellissima, molto alta, con le misure giuste e un seno prorompente.

Se ben ricordo era tedesca ma, viveva ormai stabilmente a Milano da diversi anni.

Mi sarebbe piaciuto poter lavorare con lei, per quel catalogo. Aveva un viso bellissimo. Ma, sfogliando il book e chiacchierando, avevo percepito una vena malinconica.

Si era trasferita a Milano principalmente per le sfilate, vista l’altezza.

Ma, tranne lavoretti saltuari e per aziende di fascia bassa, non era riuscita a fare molto di più.

Dal composit, piaceva molto ad aziende e fotografi. Alla prova dei vestiti, durante il fitting, arrivavano le dolenti note. Purtroppo, le sue misure erano incompatibili con la maggior parte degli abiti che le facevano provare. Morale, lavorava poco.

Dopo mesi di diete ferree e costrizioni alimentari di ogni tipo, pur di perdere qualche centimetro, stava rischiando di ammalarsi.

Fortunatamente, durante un casting, una redattrice molto intelligente e lungimirante, le fece notare che, per motivi strutturali, i suoi sforzi per dimagrire sarebbero stati vani. Consigliandole, a quel punto, di dedicarsi al mondo dell’abbigliamento “conformato”.

Così si chiamavano in quegli anni i vestiti con le taglie oltre la 46-48.

Quasi come in un film, in pochi mesi ritrovò il sorriso, riprese la sua normale vita privata, e cominciò a lavorare quasi tutti i giorni, senza grossi problemi.

Erano pochissime ragazze, belle, alte e con le misure del conformato. E, lavoravano senza doversi minimamente preoccupare della concorrenza.

Presente e Futuro

L’episodio di cui sopra, ci fa ben sperare. Il futuro della moda si potrà arricchire di nuovi contributi e avrà buon gioco nell’affrontare nuove sfide grazie all’intraprendenza, alla voglia di emergere e alla rinvigorita autostima di queste aspiranti modelle.

Un valido contributo potrebbe arrivare anche dall’abolizione delle parole curvy, skinny, petite, inky, ecc… Parole che, molto spesso, possono essere percepite come gabbie.

Dovrebbero esistere solo le modelle. Senza aggettivazioni.

Si renderebbe un buon servizio per tutte queste ragazze e ne gioverebbero le relazioni sociali.

Infine, per tutte coloro che vogliano cimentarsi in questa professione aspirando a diventare le prossime top model, un semplice suggerimento: siate positive. Amatevi e amate la vita.